Negli ultimi anni, un fenomeno preoccupante ha preso piede tra adolescenti e preadolescenti: la crescente evasività nei confronti dei propri genitori e la perdita di riferimenti normativi, di regole. Bambini e ragazzi che sembrano vivere in un mondo parallelo, distratti, dove i genitori, spesso allarmati e impotenti, assistono al cambiamento rapido e drammatico del comportamento dei propri figli che spesso si manifesta “da un giorno all’altro”. È in questi termini che spesso il genitore si rivolge al professionista, asserendo di non riconoscere più suo figlio/a. Ne consegue, dunque, una incessante richiesta da parte dei genitori verso i professionisti della salute mentale di un supporto psicologico e di parent training per la gestione dei propri figli che appaiono inaccessibili. Un luogo che ha favorito l’esplosione di questa tendenza è quello virtuale: i videogiochi online. Luoghi dove non solo si consumano ore e ore di gioco, ma anche dove si nascondono pericoli inaspettati, come il rischio di adescamento da parte di pedofili o di perverse sfide che spingono i ragazzi oltre i limiti del possibile. C’è un evidente e profonda distanza tra il mondo dell’adolescente in un determinato conteso sociale e la necessità di esercitare il proprio ruolo genitoriale, spesso confuso e disorientato, sui propri figli.
I videogiochi online sono diventati luoghi di incontro e “socializzazione”, ma anche spazi dove il pericolo è in agguato. Pedofili e malintenzionati sfruttano queste piattaforme per entrare in contatto con bambini e ragazzi, stabilendo relazioni manipolative e nocive. Dietro la facciata di amicizie virtuali, questi predatori si nascondono, cercando di guadagnare la fiducia dei ragazzi per poi abusarne o, in casi estremi, condurli in situazioni pericolose. Un altro fenomeno preoccupante legato ai videogiochi online è quello delle “challenge” virali, che mettono in gioco la salute fisica e mentale del mal capitato. Una delle sfide più drammatiche degli ultimi anni è la Blue Whale Challenge, un gioco perverso che ha messo a dura prova la psiche di migliaia dei più giovani in tutto il mondo. La Blue Whale Challenge è iniziata come una serie di “prove” che dovevano essere completate dai partecipanti. Le sfide includevano atti sempre più estremi, come tagliarsi, stare svegli tutta la notte, ascoltare musica deprimente, e culminavano in atti suicidi. Il gioco, organizzato tramite gruppi segreti sui social e nelle chat di gioco, cercava di creare una spirale di dipendenza psicologica, dove il ragazzo si sentiva costretto a completare ogni sfida per paura di subire delle ritorsioni o di non essere accettato nel gruppo. Molti adolescenti si sono trovati intrappolati in questa spirale e, purtroppo, alcuni hanno ceduto al punto di togliersi la vita. Questi giochi mortali non sono un caso isolato. Spesso, i ragazzi sono attratti da questi “gruppi” perché offrono un senso di appartenenza, un luogo dove possono sentirsi importanti e, quindi, ricavare un senso di capacità e valore personale. La psicologia del gruppo e la pressione tra pari giocano un ruolo fondamentale in questo fenomeno, con ragazzi che si trovano a compiere atti estremi per impressionare gli altri o per non sentirsi emarginati. Il cyberbullismo è un altro fenomeno che ha preso piede insieme ai social network e ai videogiochi online. Le piattaforme digitali offrono l’anonimato e la distanza necessaria per perpetrarlo, creando un ambiente perfetto per la diffusione di insulti, minacce, e molestie. Molti ragazzi, già vulnerabili per le sfide che affrontano quotidianamente, finiscono per essere vittime di questo tipo di violenza psicologica. Il cyberbullismo può avere effetti devastanti sulla psiche dei ragazzi, portando a una sensazione di isolamento che, nei casi più gravi, può sfociare nel suicidio. Le statistiche sono allarmanti: sempre più giovani, anche tra i 10 e i 14 anni, sono vittime di questo fenomeno. I social media, che dovrebbero essere un luogo di incontro e condivisione, diventano terreni fertili per attacchi verbali, diffamazione e esclusione sociale. I ragazzi colpiti da cyberbullismo spesso non parlano con i genitori o gli insegnanti, sentendosi troppo imbarazzati o impauriti per denunciare. Questo silenzio, unito alla solitudine, può portare a gesti estremi, come il suicidio.
Non solo i videogiochi.
Un altro fattore determinante nella trasformazione dei comportamenti dei preadolescenti e adolescenti è l’influenza dei media, in particolare quella esercitata dai modelli proposti dai social e dalla musica e non solo. La ricerca di identità personale e appartenenza, tipica di questa fascia di età, spinge i ragazzi a imitare i comportamenti di chi viene percepito come un “modello” da seguire. Le icone della musica trap, ad esempio, che spesso promuovono stili di vita dissacranti, trasgressivi, e violenti, diventano per i ragazzi fonte da cui ricavare un senso ed un modello da emulare per darsi un senso. La musica trap, con i suoi testi che parlano di soldi, potere, droga, sesso e ribellione (spesso questo confuso e non si capisce di quale ribellione parlino), contribuisce a modellare la visione del mondo di molti adolescenti. Questi testi, anche se mascherati da “arte” o “espressione culturale”, finiscono per alimentare valori pericolosi e modi d’essere omologati. Il linguaggio crudo e provocatorio dei trapper, l’esaltazione del “vivere al limite” e l’omologazione dei comportamenti trasgressivi contribuiscono a creare un’immagine distorta del successo e della felicità, legata all’apparenza, all’ostentazione e alla violenza. Il rischio è che i preadolescenti, che sono particolarmente vulnerabili, non riescano a distinguere tra ciò che è reale e ciò che è semplicemente una performance per il pubblico, assumendo da questi un modo d’essere che li situano nel mondo.
Di fronte a questi fenomeni, i genitori si trovano spesso in ginocchio, impotenti di fronte a un mondo virtuale che sembra sfuggire loro di mano. I cambiamenti nei comportamenti dei figli sono evidenti, ma la difficoltà di intervenire senza invadere la loro privacy li rende spesso paralizzati. Il distacco emotivo, la chiusura, il rifiuto di interagire, l’uso eccessivo del cellulare o del computer: tutti segnali che dovrebbero far scattare un campanello d’allarme. Non basta più dire ai propri figli di non parlare con gli sconosciuti online o di evitare determinati siti. È necessaria una sorveglianza più attenta e strutturata. Oggi, strumenti come Family Link di Google, il Parental Control e altre app di monitoraggio, sono essenziali per aiutare i genitori a tenere sotto controllo le attività online dei propri figli. Questi strumenti permettono di monitorare il tempo trascorso sui dispositivi, bloccare contenuti inappropriati e, in alcuni casi, limitare l’accesso a determinati giochi o applicazioni. Inoltre, nel caso in cui i genitori si trovino di fronte a dei propri limi nell’ utilizzo della suddetta tecnologia, è opportuno contemplare la possibilità di fare intervenire dei professionisti della cybersecurity per il monitoraggio e controllo parentale minorile. Non è sufficiente però solo monitorare. È cruciale anche educare i ragazzi a un uso consapevole della tecnologia. I genitori devono, dopo un adeguata informazione sui dispositivi che il figlio gestisce, insegnare ai propri figli i pericoli della rete, la necessità di proteggere la propria privacy e di riconoscere quando un gioco o un comportamento online diventa pericoloso. Creare una relazione di fiducia, dove il ragazzo possa sentirsi libero di parlare di ciò che accade online, è fondamentale. La lotta contro questi fenomeni non riguarda solo l’uso di strumenti tecnologici, ma anche un intervento di prevenzione, educativo e psicologico, non solo rivolto agli adolescenti ma anche ai genitori. I ragazzi vanno accompagnati in un percorso di crescita consapevole, dove si sentano supportati e non giudicati. Solo così, insieme a una sorveglianza attenta e a una comunicazione aperta, si può sperare di fermare questa spirale pericolosa. In conclusione, sebbene la tecnologia offra opportunità incredibili, è anche necessario che i genitori rimangano vigili e pronti a intervenire, per evitare che i loro figli diventino prede di un mondo virtuale pericoloso e incontrollato. La prevenzione, protezione e l’educazione sono le chiavi per un utilizzo sano e sicuro del web.