L’intervento psicologico nella demenza ha acquisito sempre maggiore importanza negli ultimi anni, grazie alla comprensione del ruolo fondamentale che la relazione terapeutica e l’ambiente circostante rivestono nel miglioramento della qualità di vita dei pazienti. In particolare, le esperienze condotte nelle Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA) e nei nuclei Alzheimer hanno evidenziato l’efficacia di un approccio centrato sulla relazione empatica e il supporto psicologico nel ridurre comportamenti problematici, come deliri e scoppi emotivi.
Il ruolo della relazione terapeutica
Numerosi studi e esperienze cliniche hanno dimostrato che uno degli aspetti più significativi nel trattamento della demenza è la creazione di relazioni solide e confortanti tra pazienti e operatori sanitari. In molti casi, questa connessione permette di ridurre la frequenza dei comportamenti problematici, come deliri, agitazione, comportamenti disinibiti o episodi di aggressività, che sono tipici della demenza. Quando gli operatori sono in grado di stabilire un rapporto di fiducia e sostegno, i pazienti riescono a percepire un ambiente più sicuro e meno stressante, contribuendo così a una miglior gestione della malattia.
I migliori risultati si ottengono quando l’intero ambiente circostante il malato funziona all’unisono. Questo significa che gli operatori, la famiglia e il personale sanitario devono agire come una squadra, con una visione comune e soprattutto senza aspettative irrealistiche. Il rispetto per i tempi e i modi di essere di ogni paziente è fondamentale: ogni persona con demenza ha il proprio ritmo, le proprie modalità di comunicazione e le proprie risorse, che devono essere valorizzate e supportate.
L’approccio personalizzato.
Un aspetto cruciale nella cura della demenza è la capacità di valorizzare la persona per quello che è, al di là delle disabilità cognitive e relazionali. Riconoscere la dignità del malato e sostenerlo nel processo di adattamento alla malattia permette di instaurare un modello di relazione terapeutica che promuove un habitat positivo. Nel setting psicoterapeutico, il paziente può essere aiutato a costruire una visione il più possibile coerente di sé e della realtà circostante. La demenza non deve essere vista come un processo che riduce la persona, ma come una fase della vita che, purtroppo, comporta delle sfide ma che può ancora essere vissuta con significato e dignità.
In quest’ottica, l’intervento psicologico non si limita alla gestione dei sintomi ma si orienta a promuovere un’idea di continuità della persona, anche quando le funzioni cognitive si indeboliscono. Il terapeuta gioca un ruolo fondamentale nell’aiutare il paziente a trovare un filo conduttore che unisca il suo passato e il suo presente, creando un senso di coerenza interna che supporta l’identità e l’autoconsapevolezza, riducendo l’angoscia derivante dalla perdita di memoria.
La memoria come custode dell’Identità
Un aspetto che lo psicologo può approfondire con il paziente anziano riguarda il ruolo della memoria. La memoria non è solo un insieme di informazioni da richiamare, ma è anche una custode dei vissuti, delle esperienze e della propria identità. Aiutare il malato di Alzheimer a comprendere la centralità della memoria nella costruzione del sé può avere effetti positivi sulla sua autopercezione e sulla gestione del dolore legato alle perdite mnemoniche.
il terapeuta può stimolare il paziente a rievocare i ricordi, anche quelli che stanno svanendo, riconoscendo il valore di ogni esperienza vissuta. Questo processo di recupero emotivo e simbolico, che coinvolge anche i familiari, permette di mantenere un contatto significativo con il passato e favorisce una visione meno angosciata del futuro.
Supporto e accettazione
Un altro aspetto fondamentale dell’intervento psicologico nella demenza è l’estensione delle cure alla famiglia. La demenza non riguarda solo il malato, ma l’intero nucleo familiare che si trova a dover affrontare cambiamenti profondi e difficili. L’approccio dinamico ed umanistico si rivela particolarmente utile in questo contesto, aiutando i familiari ad accettare la malattia e a sviluppare strategie di coping efficaci.
Lo psicologo può essere di supporto anche nella delicata fase della separazione e del lutto, che inizia ben prima della morte del paziente. L’accompagnamento psicologico in queste fasi contribuisce a rendere il processo di separazione meno traumatico, promuovendo una comunicazione aperta e sincera tra il paziente, i familiari e gli operatori sanitari.
Sostenere la fiducia e l’autostima
Il lavoro dello psicologo in ambito geriatrico e nelle strutture dedicate ai malati di Alzheimer include anche l’adozione di strategie di incoraggiamento, volte a riattivare la fiducia in sé e l’autostima del paziente. Questo si realizza attraverso interventi che stimolino il paziente a riflettere sulla propria vita, sulle proprie esperienze e sulla sua identità, anche in presenza di difficoltà cognitive. La psicoterapia diventa un’occasione per riscoprire la propria persona, creando spazi di comprensione e di connessione affettiva.
Lo psicologo, fungendo da “Io ausiliario”, può anche supportare i familiari nel loro ruolo, sostenendo la loro accettazione della malattia e facilitando il processo di adattamento alle sue fasi più difficili. In questo modo, non solo il paziente, ma anche la famiglia può affrontare il percorso della demenza con maggiore consapevolezza e serenità.
Conclusione
In sintesi, l’intervento psicologico nella demenza rappresenta un’opportunità per migliorare la qualità di vita del paziente e dei suoi familiari. Le esperienze nelle RSA e nei nuclei Alzheimer confermano l’importanza di un approccio relazionale, basato sulla comprensione, sull’empatia e sul rispetto per il tempo e i modi di essere di ogni individuo. La personalizzazione dell’intervento, che include la valorizzazione della memoria e dell’identità, insieme al sostegno psicologico alla famiglia, può portare a risultati significativi, contribuendo a costruire un ambiente terapeutico che favorisca un senso di continuità, dignità e significato.
Riferimenti bibliografici
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